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Come difendersi dall’accertamento fiscale? Tutte le modalità tipiche

08/09/2022
Redazione

Come scatta l’accertamento fiscale

 

Quando l’Agenzia delle Entrate nota delle irregolarità nella posizione contributiva, invia una notifica al contribuente di accertamento fiscale, comunicandogli quali norme ha presumibilmente violato. Il contribuente alla ricezione della notifica deve verificare se la contestazione è legittima oppure ingiusta e conseguentemente determinare il modo più opportuno di difendersi.

Ma procediamo con ordine e iniziamo a definire esattamente cos’è l’accertamento fiscale.

L’avviso di accertamento

 

È l’atto mediante cui l’Agenzia delle Entrate, a seguito di un’attività di controllo, notifica formalmente la pretesa tributaria al contribuente.

L’avviso di accertamento deve essere sempre motivato, altrimenti è nullo, e deve indicare:

  • gli imponibili accertati e le aliquote applicate;
  • le imposte liquidate, al lordo e al netto di detrazioni, ritenute di acconto e crediti d'imposta;
  • l’ufficio in cui è possibile ottenere informazioni;
  • i modi e il termine del pagamento;
  • l’organo giurisdizionale al quale è possibile ricorrere.

Il contribuente che riceve un avviso di accertamento, rinunciando a presentare ricorso, può ottenere una riduzione delle sanzioni.

Infatti, l’accettazione dei contenuti dell’atto e il pagamento delle somme dovute, comporta la riduzione delle sanzioni amministrative, a patto che il contribuente rinunci sia a impugnare l’avviso di accertamento che a presentare l’istanza di accertamento con adesione e, inoltre, a condizione di provvedere al pagamento delle somme dovute, tenendo conto delle riduzioni.

Un’altra azione che il contribuente può intraprendere, dopo aver ricevuto la notifica di un avviso di accertamento, è la richiesta all'ufficio dell’Agenzia delle Entrate della formulazione della proposta di accertamento con adesione (in questo caso, a seguito del contraddittorio e della definizione della pretesa tributaria, le sanzioni si applicano nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge).

Detto questo, ora passiamo ad analizzare nel dettaglio le modalità con cui ci si può difendere da un accertamento fiscale.

 

 

La difesa in autotutela

 

Il primo ed anche il più economico modo per difendersi dall’accertamento fiscale è la difesa in autotutela. Cioè, senza ricorrere a pratiche legali, sicuramente dispendiose, ecco che si può chiedere all’Amministrazione finanziaria l’annullamento dell’atto, in quanto illegittimo, spiegando ovviamente il motivo di tale e presunta illegittimità. Per esempio, potrebbe trattarsi di un errore di persona o di calcolo, oppure di avvenuti pagamenti o altri motivi ancora. Tuttavia, è necessario dire che l’Amministrazione non è obbligata a dare una risposta! Data l’incertezza dell’esito, non è dunque il modo migliore per difendersi da un accertamento fiscale e avere la sicurezza di risolvere il problema!

 

Fortunatamente esistono altri modi con cui difendersi dalla notifica di accertamento fiscale, uno di questi è quello di “patteggiare” al fine di ottenere uno sconto, come vedremo nel prossimo paragrafo.

 

 

L’accertamento con adesione

 

L’accertamento con adesione consiste in un accordo che mira ad ottenere una riduzione della sanzione mediante un compromesso, regolarizzando la propria posizione con l’ente creditore.

Detto altrimenti, si tratta di una sorta di patteggiamento per raggiungere un compromesso con l’Amministrazione finanziaria, al fine di ottenere una riduzione delle sanzioni di un terzo del minimo previsto dalla legge. Non solo, in questo modo si evitano le sanzioni penali previste al superamento della soglia stabilita dalla legge.

A proposito di soglie e di importi, vogliamo ora trattare di un altro modo di difendersi dall’accertamento fiscale, a cui si può ricorrere solo se l’importo non supera i 50.000 euro: si tratta della mediazione obbligatoria e di questo parleremo nel prossimo paragrafo.

 

 

La mediazione obbligatoria

 

Un altro modo per difendersi dall’accertamento fiscale è quello di presentare la mediazione obbligatoria, a cui si può fare ricorso entro 60 giorni dalla notifica dell’atto e solo per atti di importo non superiore ai 50.000 euro. Infatti, al superamento di queste soglie l’istanza non è considerata valida.

Con la mediazione è possibile ridurre le sanzioni del 35%.

Si può presentare la mediazione anche assieme al ricorso giudiziale, argomento che trattiamo nel paragrafo successivo.

Il ricorso giudiziale

 

Nel caso in cui non si giungesse ad una soluzione tra quelle fin qui presentate, per difendersi dall’accertamento fiscale lo si può impugnare presso la commissione tributaria provinciale, procedendo con il ricorso giudiziale.

Il ricorso giudiziale va depositato, anche per via telematica, presso la cancelleria della commissione provinciale, entro 60 giorni dalla notifica dell’atto.

Successivamente occorre attendere che venga fissata la data dell’udienza. I tempi di attesa possono essere più o meno lunghi, a seconda del lavoro della commissione. Nel caso di istanza per la sospensione al fine di limitare i danni, la data viene fissata in breve tempo.
Solo allora si può iniziare a preparare le azioni difensive per rispondere alla notifica dell'accertamento fiscale che si ritiene illegittimo e fuorviante.

 

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