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Sfide aziendali, controllo di gestione e leadership: intervista a Florindo Carniato

27/10/2023
Redazione

Nel frenetico mondo del business, le odierne sfide richiedono soluzioni innovative e una prospettiva chiara e strategica per il futuro. Ne abbiamo parlato con Florindo Carniato, consulente tecnico di Lex e Business Advisory.

immagine di Florindo Carniato

FLORINDO CARNIATO

Quali sono le sfide principali per le PMI al giorno d’oggi?

 

Per quanto riguarda il target di clientela con cui lavoriamo noi, tra le sfide maggiori c’è sicuramente la consapevolezza dell’importanza dell’attività del controllo di gestione; il che implica la capacità di prevedere l’andamento dell’anno in corso e anche di quelli futuri. Noi ci interfacciamo con aziende che dal punto di vista tecnico sono impeccabili, ma che hanno meno forza sugli aspetti legati ai numeri: avere un conto economico previsionale vuol dire prima di tutto sapere al proprio interno come si sta andando.
L’altro tema è la comprensione del valore di un sistema informativo: non sempre è chiaro che si tratta di uno dei principali alleati di un’azienda. Se un’impresa è efficiente nel far qualcosa, che si tratti di commercializzare un prodotto o di produrlo, il sistema informativo è una leva fondamentale per rimanere sul mercato e crescere.

In base alla sua esperienza, quali sono gli ambiti più ostici per un’impresa?

 

Senza dubbio l’evoluzione necessaria riguarda la sensibilità sui numeri. Faccio un esempio abbastanza comune: un imprenditore che si trova a pagare troppe tasse senza capirne la motivazione. Se si prende l’abitudine di verificare mensilmente come sta andando la situazione, si possono introdurre manovre che abbiano un impatto fiscale positivo e facciano sì che il risultato finale sia in linea con le proprie aspettative.

Quanto è importante la leadership? E quali sono gli attributi di un buon leader?

 

La leadership prima di ogni cosa deve essere intrinseca all’azienda che opera sul mercato. È un tema culturale che vede un’evoluzione della figura dell’imprenditore. La PMI italiana è spesso guidata da “comandanti”, il che va bene in una fase iniziale nella quale è necessario avere una guida forte, ma diventare leader è un concetto ben diverso.
La delega è l’elemento fondamentale; ovviamente non è necessaria finché si fattura poco e si presidia personalmente il tutto, ma se si cresce sia a livello di dipendenti che di stabilimenti non è più pensabile seguire ogni passaggio e ogni ambito da soli.

Con quale modalità svolgete le vostre consulenze?

 

Di solito i nostri incontri avvengono a cadenza mensile, si parte da un minimo di quattro fino a salire, naturalmente in funzione di quanto l’imprenditore pensa di aver bisogno. Spesso la prima volta che entro in un’azienda sono tutti impegnati in molteplici attività, nessuna delle quali produce valore aggiunto. Ma grazie al nostro supporto, quando torno l’ultimo giorno vedo che dedicano il tempo diversamente: analizzano il portafoglio clienti o fanno un piano commerciale su come recuperarne degli altri. E questo è un segno evidente di cambiamento: noi forniamo gli strumenti affinché i clienti possano migliorare.

Siamo in un momento storico in cui le soft skills sono sempre più importanti: oltre a una buona gestione tecnica è richiesto saper negoziare e sviluppare una capacità empatica.

 

Saper fare gruppo è decisamente un elemento chiave, un salto culturale necessario. Ho osservato che diversi imprenditori con cui sono in contatto lo accettano positivamente come stimolo, si rendono conto che un certo modo di fare azienda è datato. E qui torniamo al concetto della delega, cioè capire che anche gli altri possono dare un contributo di valore.

Ci sono diverse realtà formative che offrono coaching e counseling per dirigenti.

 

È sempre un tema di sensibilità; cioè, l’apertura a un confronto con chi può far vedere il mondo con occhi diversi. Alcuni dei miei clienti stanno facendo un percorso volto al proprio sviluppo personale che sicuramente avrà applicazioni e conseguenze benefiche anche nel campo gestionale e aziendale. Ci vuole una buona dose di umiltà.

Che consiglio si sente di dare a chi ci legge?

 

Il mio consiglio è quello di aprirsi, di accettare l’idea di uno scambio di vedute. Il nostro intervento non ha natura coercitiva, ma il confronto su diverse tematiche è uno spunto per introdurre cambiamenti concreti che l’imprenditore tradurrà in sintonia con la propria cultura e la propria storia imprenditoriale. Certamente rivolgersi a un consulente aziendale aiuta a sperimentare traiettorie diverse.

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