
Il 4 settembre finisce la tregua. Ad agosto l'Agenzia delle Entrate ha sospeso l'invio di avvisi bonari e lettere di compliance e l'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha fermato la notifica delle cartelle; i termini per pagare e per rispondere sono congelati dal 1° agosto al 4 settembre. Dal 5 settembre il conteggio riparte. E con lui riparte un calendario che ha una sola data che conta davvero: il 31 ottobre 2026, che cadendo di sabato slitta a lunedì 2 novembre, termine per aderire o rinnovare il Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il 2026-2027. Non è l'ennesima scadenza da delegare al commercialista. È il segnale di un cambio di paradigma: lo Stato ha smesso di parlare solo la lingua della sanzione e ha iniziato a offrire vantaggi misurabili a chi accetta di giocare a carte scoperte. Il punto è che quei vantaggi si valutano con i numeri, non con la pancia.
Il Concordato Preventivo Biennale, introdotto dal decreto legislativo 13/2024, consente ai titolari di partita IVA soggetti agli ISA (gli indicatori sintetici di affidabilità fiscale, il voto da 1 a 10 che l'Agenzia assegna a ogni contribuente) di concordare in anticipo con il Fisco il reddito imponibile e la base IRAP per due anni. Una volta accettata la proposta, il reddito effettivo perde rilevanza fiscale per il biennio: paghi sul concordato, che tu guadagni di più o di meno. Due novità cambiano la partita. La prima è il calendario: il termine è passato dal 30 settembre al 31 ottobre, per allinearsi alla dichiarazione dei redditi, che quest'anno scade lo stesso giorno. La seconda è più sostanziale: i tetti massimi all'incremento della proposta ora coprono tutte le fasce ISA, anche quelle basse che prima ne restavano fuori. Con voto 10 l'aumento si ferma al 10%, tra 9 e 10 al 15%, tra 8 e 9 al 25%, tra 6 e 8 al 30%, sotto 6 al 35%. Tradotto: sai in anticipo qual è il tetto oltre il quale la proposta non può andare.
Il decreto Omnibus, cioè il decreto legislativo 7 agosto 2026 n. 148, in vigore dal 12 agosto, ha costruito un pacchetto di vantaggi riservato a chi ha già aderito nel biennio 2024-2025 e decide di proseguire. Chi entra oggi per la prima volta non vi accede. Chi rinnova ottiene l'esonero dal visto di conformità per compensare crediti fino a 100.000 euro annui per l'IVA e fino a 70.000 euro per imposte dirette e IRAP, contro la soglia ordinaria di 5.000 euro. Ottiene lo stesso esonero, da visto o da garanzia, sui rimborsi IVA fino a 100.000 euro. Vede ridursi di due anni i termini entro cui il Fisco può contestare redditi d'impresa, di lavoro autonomo e IVA. E può rateizzare le imposte del biennio senza pagare interessi sulle rate. A questo si aggiunge un ravvedimento speciale sulle annualità dal 2020 al 2023, con imposta sostitutiva al 10, 12 o 15% a seconda del punteggio ISA, aliquota IRAP al 3,9% e una riduzione del 30% sulle annualità 2020 e 2021. Anche qui: solo per chi rinnova.
Guarda quei numeri con gli occhi del tesoriere, non del contribuente. Un credito IVA da 60.000 euro compensabile subito, senza visto, è liquidità che rientra in azienda con settimane di anticipo e senza costi di certificazione. Le rate senza interessi sono denaro che non paghi a nessuno. Due anni in meno di accertamento sono due anni in meno di incertezza da tenere accantonata, mentalmente e spesso finanziariamente. Sono vantaggi reali. Ma hanno un prezzo: un imponibile concordato che può essere superiore a quello che realizzerai davvero.
Qui si decide tutto, e non si decide a sensazione. Prendi una PMI che ha dichiarato 120.000 euro di reddito nel 2025 con ISA 8,5: il tetto all'incremento è il 25%, quindi la proposta non supererà i 150.000 euro. Se il forecast a due anni, costruito su budget, portafoglio ordini e marginalità reale, indica 180.000 euro di reddito, aderire significa non tassare 30.000 euro di utile all'anno. Se invece il forecast dice 100.000 euro, perché un cliente storico è uscito o perché stai per affrontare un investimento pesante, aderire significa pagare imposte su 50.000 euro che non hai guadagnato. Stessa proposta, decisione opposta. La differenza non la fa il Fisco: la fa la qualità dei tuoi numeri prospettici. Quando in LB Advisory affianchiamo un imprenditore in questa scelta, la prima cosa che apriamo non è la proposta dell'Agenzia: è il piano di cassa a 24 mesi. Senza quello e senza un budget aggiornato, aderire o non aderire resta una scommessa.
Il concordato irrigidisce. Se il tuo settore è volatile, se hai in vista un'operazione straordinaria, se il fatturato dipende da poche commesse, la certezza diventa un vincolo. Vanno inoltre verificate le condizioni di accesso, a partire dall'assenza di debiti tributari e contributivi definitivamente accertati superiori a 5.000 euro. E vanno comunicati dati corretti: se un controllo fa emergere errori od omissioni nei dati comunicati, tali da portare il reddito ricalcolato ad almeno il 30% sopra quello concordato, il patto decade.
La tregua di agosto finisce tra pochi giorni. I due mesi che seguono non servono a raccogliere documenti: servono a simulare scenari. Chi ha numeri aggiornati arriva al 2 novembre con una decisione argomentata. Chi non li ha, tira a indovinare su due anni di imposte. In LB Advisory costruiamo con l'imprenditore i numeri su cui quella decisione si regge: budget, piano di cassa a 24 mesi, analisi di scenario. Se vuoi capire da che parte stai, conosciamoci.