
Le Piccole e Medie Imprese (Pmi) continuano a rappresentare la spina dorsale dell’economia mondiale, con un’incidenza decisiva sia sul Pil sia sull’occupazione.
Nonostante l’attenzione mediatica sia spesso catalizzata dai grandi gruppi high tech o dai giganti dell’automotive, è opportuno ricordare che 351 milioni di Pmi sparse in tutto il mondo generano la metà del Pil globale e impiegano oltre due terzi della forza lavoro. Questa centralità non riguarda soltanto i Paesi emergenti, ma anche l’Europa e, ancor più, l’Italia, dove le Pmi dimostrano un peso ancora superiore alla media comunitaria.
Nel 2019 l’International Finance Corporation e lo Sme Finance Forum hanno censito le Micro-Small-Medium Enterprises (Msme) definendole come realtà con un numero di addetti massimo variabile a seconda degli stati fra 100 e 500. Di queste, ben l’85% è costituito da micro e piccole imprese spesso monodipendenti, che tuttavia contribuiscono in modo determinante allo sviluppo economico e al raggiungimento degli obiettivi ESG. L’Asia primeggia con 177 milioni di imprese, seguita da Europa (35 milioni) e Nordamerica (34 milioni), mentre Medio Oriente e Nordafrica raggiungono quota 10 milioni.
In Europa il censimento Eurostat aggiorna a 33 milioni il numero di Pmi, che danno lavoro a 163 milioni di persone e realizzano un fatturato complessivo di 38mila miliardi di euro. La stragrande maggioranza, il 99%, è costituita da micro e piccole aziende con meno di 49 addetti, che impiegano il 49% percento della forza lavoro e producono un terzo del giro d’affari. Le aziende medie (50-249 addetti), pur rappresentando appena lo 0,8% del totale, occupano il 15% dei lavoratori e generano il 17% dei ricavi complessivi. Infine, lo 0,2% del totale, costituito da grandi imprese (oltre 249 addetti) impiega quasi 60 milioni di persone e realizza quasi la metà del turnover, pari a 20mila miliardi di euro.
L’Italia si colloca al di sopra della media europea in termini di incidenza delle Pmi sul totale degli occupati: mentre in Europa le imprese sotto i 50 addetti rappresentano il 49%, in Italia questa quota supera il 61%. Sul fronte dei ricavi, la percentuale si attesta al 43% contro il 32% europeo. Un sistema messo a dura prova dalla doppia transizione in atto: quella digitale e quella green.
Le Pmi italiane devono infatti integrare nuove tecnologie di processo e di prodotto, adeguarsi alle normative ambientali europee e soddisfare le richieste di sostenibilità e misurazione delle emissioni imposte dalle multinazionali committenti.
In uno scenario caratterizzato da sfide complesse e risorse limitate, il controllo di gestione assume un ruolo cruciale per le Pmi. Un’analisi puntuale dei costi e dei ricavi permette di orientare le decisioni strategiche, supportare l’allocazione efficiente dei capitali e individuare tempestivamente scostamenti rispetto al budget. Attraverso la predisposizione di budget operativi, report periodici e indicatori chiave di performance (Kpi), il controllo di gestione consente di:
La pratica costante del controllo di gestione non è un mero esercizio contabile, ma un fattore abilitante per migliorare la competitività: permette alle Pmi di modellare scenari alternativi, ottimizzare la struttura dei costi e guidare la crescita sostenibile anche in mercati volatili.
Le Pmi si trovano a operare in un contesto caratterizzato da:
In questo quadro, il controllo di gestione agisce da bussola, consentendo di tradurre dati e analisi in decisioni operative rapide e consapevoli. Le Pmi che adottano un sistema di reporting integrato e dotato di indicatori finanziari real-time sono più resilienti e capaci di cogliere le opportunità di mercato in anticipo rispetto ai concorrenti.
Le Piccole e Medie Imprese non sono soltanto “numeri” da statistica, ma realtà imprenditoriali dinamiche che generano valore e occupazione. Il loro impatto sulla ricchezza globale e sull’economia italiana è innegabile, eppure spesso trascurato nelle cronache economiche. Nelle fasi di cambiamento, le Pmi si dimostrano spesso più agili delle grandi aziende nell’adattarsi e nell’innovare, anche se la scarsità di risorse impone una gestione ancora più attenta.
Per mantenere questa centralità, le Pmi devono investire in processi di controllo di gestione efficaci, che fungano da leva strategica per governare la complessità, massimizzare la redditività e garantirsi un futuro sostenibile. Lex e Business Advisory continuerà a seguire e supportare queste dinamiche, proponendo strumenti e best practice per supportare le Pmi nel loro percorso di crescita e innovazione, in modo che possano restare il vero motore dell’economia reale.