
Settembre è da sempre considerato un mese difficile per gli investitori. Le statistiche parlano chiaro: nell’arco degli ultimi decenni, le Borse mondiali hanno spesso registrato performance negative proprio in questo periodo, tanto da far nascere una vera e propria “maledizione di settembre”. Molti analisti l’hanno spiegata come conseguenza dell’incasso di profitti dopo i rialzi estivi, o di movimenti di portafoglio in vista della chiusura dell’anno fiscale. Ma il 2025 potrebbe rappresentare un’eccezione interessante, con dinamiche che si discostano da questa narrativa consolidata.
L’avvio del mese ha mostrato un tono sorprendentemente positivo sui principali listini internazionali. L’indice S&P 500 ha recuperato parte delle perdite di agosto, trainato soprattutto dai titoli tecnologici, mentre in Europa il DAX tedesco e il CAC 40 francese hanno mostrato maggiore resilienza rispetto al previsto. Anche Piazza Affari si è mossa in territorio positivo, sostenuta da banche e assicurazioni.
Questi segnali sono stati interpretati da alcuni operatori come indizi di un possibile “settembre anomalo”: un mese in cui le logiche storiche potrebbero essere ribaltate, complice un mix di fattori macroeconomici e societari che non si vedevano da tempo.
Uno degli elementi chiave è rappresentato dagli utili delle società americane. I dati del secondo trimestre hanno mostrato una solidità inattesa, con margini difesi anche in un contesto di domanda meno esplosiva rispetto al 2023-24. I giganti tecnologici hanno confermato la loro capacità di monetizzare sull’intelligenza artificiale e sui nuovi servizi cloud, mentre i settori più ciclici – dall’industriale al manifatturiero – hanno sorpreso con risultati superiori alle attese.
Questa resilienza degli utili sta ridando fiducia agli investitori, i quali vedono nelle trimestrali non solo una conferma della tenuta economica americana, ma anche un potenziale paracadute contro eventuali shock esterni.
Un altro fattore che tiene acceso l’ottimismo è la possibilità di un taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. Dopo oltre due anni di politica restrittiva, la banca centrale statunitense si trova davanti a segnali di inflazione in raffreddamento e a un mercato del lavoro meno teso rispetto al passato.
Se le prossime riunioni del FOMC dovessero effettivamente aprire la strada a un allentamento monetario, i mercati azionari potrebbero beneficiare di una nuova ondata di liquidità e di valutazioni più favorevoli per i titoli growth. Tuttavia, il timing resta incerto e l’ipotesi di un taglio già entro la fine del 2025 non è unanimemente condivisa.
In Europa, la Banca Centrale Europea si muove con maggiore cautela, ma anche qui il dibattito sul rallentamento della stretta monetaria è ormai aperto. Un atteggiamento meno rigido delle banche centrali potrebbe trasformarsi in un driver chiave per rompere la “stagionalità negativa” tipica di settembre.
Se da un lato ci sono motivi di ottimismo, dall’altro la prudenza resta d’obbligo. I mercati finanziari rimangono esposti a diverse incognite: tensioni geopolitiche, andamento incerto delle materie prime, e soprattutto la possibilità che i dati macroeconomici sorprendano al ribasso.
Il prezzo del petrolio, in particolare, continua a oscillare in risposta a dinamiche complesse che intrecciano domanda globale e scelte produttive dei Paesi OPEC+. Allo stesso tempo, la crescita in Cina rimane fragile e potrebbe riflettersi sulle catene globali del valore, aggiungendo ulteriore incertezza.
Per questo gli analisti concordano su un punto: la volatilità resterà una compagna costante dei mercati per tutto settembre. Nonostante il buon avvio, basta un cambio di prospettiva su tassi, inflazione o geopolitica per riportare nervosismo e correzioni improvvise.
Il 2025 ci mette dunque davanti a un settembre e probabilmente un autunno dai “trend contraddittori”. Da un lato, la narrativa storica suggerisce prudenza e timori di ribasso; dall’altro, gli elementi congiunturali – utili solidi, speranze di un allentamento monetario, resilienza di alcuni settori – lasciano aperta la porta a scenari più costruttivi.
Per gli investitori, la chiave sarà la gestione del rischio: evitare eccessi di esposizione in un contesto incerto, ma al tempo stesso non lasciarsi paralizzare dalla stagionalità. In gioco non c’è solo la possibilità di un settembre e di un autunno migliori del previsto, ma anche l’avvio di un ciclo di mercato in cui i tradizionali “manuali stagionali” potrebbero perdere parte della loro rilevanza.
Settembre 2025 e l’interno autunno potrebbero insomma diventare un banco di prova non solo per le Borse, ma anche per i pregiudizi degli investitori. E forse, questa volta, la maledizione di settembre potrebbe essere messa in discussione dai fatti.