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Assegnazione agevolata dei beni ai soci: la finestra 2026 è aperta e si chiude il 30 settembre

23/02/2026
Redazione

La Legge di Bilancio 2026 ha riaperto, ancora una volta negli ultimi anni, la possibilità per le società di assegnare o cedere beni ai propri soci a condizioni fiscali nettamente più vantaggiose rispetto al regime ordinario. È una finestra temporale che si chiuderà il 30 settembre 2026 e che merita un'analisi attenta, soprattutto da parte di quelle PMI che si trovano con immobili o altri beni non strumentali iscritti a bilancio senza una reale funzione operativa. 

Di cosa si tratta 

L'assegnazione agevolata è un meccanismo previsto dall'art. 1, commi 35-41, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) che consente alle società — SNC, SAS, SRL, SPA — di trasferire ai soci determinati beni applicando un'imposta sostitutiva dell'8% sulla differenza tra il valore normale (oppure, per gli immobili e su opzione alle condizioni previste dalla legge, il valore catastale) e il costo fiscalmente riconosciuto. L'aliquota sale al 10,5% per le società che risultano non operative in almeno due dei tre periodi d'imposta precedenti. 

In pratica, si tratta di un'alternativa molto più leggera rispetto alla tassazione ordinaria, che in caso di assegnazione comporterebbe la doppia imposizione: prima in capo alla società (come plusvalenza) e poi in capo al socio (come distribuzione di utili). Con il regime agevolato, il carico fiscale si riduce in modo significativo e, nel caso degli immobili, l'imposta di registro è dimezzata al 50%, mentre le imposte ipotecarie e catastali si applicano in misura fissa. 

Chi può accedere e su quali beni 

L'agevolazione è rivolta a tutte le società di persone e di capitali, comprese quelle in fase di liquidazione. I soci destinatari devono risultare iscritti nel libro soci al 30 settembre 2025, oppure entro 30 giorni dal 1° gennaio 2026, purché il titolo abbia data certa anteriore al 1° ottobre 2025. 

I beni che possono essere assegnati sono quelli non strumentali per destinazione: immobili patrimonio, immobili merce non ancora venduti, immobili strumentali per natura ma non utilizzati direttamente nell'attività, e beni mobili registrati (autovetture, imbarcazioni) non impiegati in modo esclusivo nell'esercizio d'impresa. Non rientrano, invece, gli immobili effettivamente utilizzati come sede, stabilimento o punto vendita della società. 

Esiste anche una strada alternativa per le società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione di tali beni: la trasformazione agevolata in società semplice, con la medesima imposta sostitutiva dell'8%, da completare sempre entro il 30 settembre 2026. 

Le scadenze da tenere a mente 

Il calendario è serrato. Le delibere assembleari e gli atti notarili devono essere perfezionati entro il 30 settembre 2026. Il versamento dell'imposta sostitutiva avviene in due tranche: il 60% entro il 30 settembre 2026 e il restante 40% entro il 30 novembre 2026. 

Per gli imprenditori individuali è prevista una misura parallela — l'estromissione agevolata degli immobili strumentali — con operazioni da effettuare tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2026 e versamenti scaglionati tra novembre 2026 e giugno 2027. 

A chi conviene davvero 

Non tutte le società hanno interesse a percorrere questa strada. L'assegnazione agevolata ha senso quando in bilancio figurano beni che non generano valore per l'attività operativa: l'appartamento acquistato anni fa e mai utilizzato, il capannone che oggi è vuoto, l'autovettura intestata alla società ma usata esclusivamente dal socio. In questi casi, mantenere il bene in capo alla società significa sostenere costi di gestione, ammortamenti e complessità contabile senza alcun ritorno. 

L'operazione è particolarmente interessante anche in ottica di riorganizzazione societaria, per le società in pre-liquidazione, o nei casi in cui si stia pianificando un passaggio generazionale e si voglia semplificare la struttura patrimoniale prima del trasferimento. 

Cosa valutare prima di procedere 

Ci sono aspetti che richiedono un'analisi attenta. L'assegnazione riduce il patrimonio netto della società, perché "scarica" le riserve di utili o di capitale a fronte del bene trasferito. Occorre verificare che la società mantenga un equilibrio patrimoniale adeguato dopo l'operazione. Va considerato anche il trattamento IVA — che varia a seconda della tipologia del bene e del regime applicato — e l'eventuale impatto sulla qualificazione della società come "di comodo", che farebbe scattare l'aliquota maggiorata del 10,5%. 

In altre parole, non è un'operazione da fare "a scatola chiusa". Richiede una fotografia precisa della situazione patrimoniale, una simulazione dell'impatto fiscale complessivo e un confronto tra lo scenario agevolato e quello ordinario. 

Il ruolo dei numeri nella decisione 

Ed è proprio qui che entra in gioco la qualità della gestione aziendale. Le società che dispongono di un sistema di controllo di gestione strutturato — con una mappatura aggiornata dei beni, una visione chiara delle riserve disponibili e la capacità di simulare scenari fiscali alternativi — sono quelle che possono prendere una decisione informata in tempi rapidi. 

Viceversa, chi non ha visibilità sui propri numeri rischia di lasciar passare un'opportunità concreta, oppure di procedere senza aver valutato tutte le implicazioni. Con una scadenza fissata al 30 settembre 2026, il tempo per analizzare, decidere e agire è adesso. 

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