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Conosciamo meglio Alberto Mauri, consulente Lex e Business

21/03/2024
Redazione

CHE RUOLO RICOPRI ALL'INTERNO DELL'AZIENDA?
 
Il mio rapporto con Lex and Business ha avuto inizio grazie ad un contatto nato da una reciproca ricerca: Lex and Business cercava una professionalità senior per fornire consulenza alle piccole e medie imprese, mentre io desideravo ampliare il mio campo di consulenza, un'attività che svolgo già da qualche anno nella stessa area.

immagine di Alberto Mauri

ALBERTO MAURI

Il mio background professionale si differenzia da quello della maggioranza dei miei colleghi che sono stati prevalentemente Amministratori Delegati, Direttori Generali e CFO di diverse aziende.
Sono un ex imprenditore di una azienda di famiglia importante, è questa la mia particolarità. Un’azienda che aveva “dimensioni nazionali” ma famigliare. Ho trascorso gran parte della mia carriera lavorativa al suo interno ricoprendo numerose posizioni e svolgendo tutti i ruoli delle Operations, dall’ITC, alla logistica, alla direzione commerciale, alla direzione generale e, infine, alla presidenza. Viste anche le dimensioni dell’azienda, ho maturato un’esperienza significativa non solo nel controllo di gestione in senso stretto, competenza che caratterizza la mia professionalità, ma anche in un rapporto di controllo e gestione a tutto tondo dell’impresa con un particolare focus familiare e imprenditoriale.

Devo dire con piacere che dopo la cessione della mia azienda a una multinazionale e l'inizio della mia attività di consulenza rivolta a questo specifico settore, attraverso il passaparola, la mia figura, non solo come tecnico ma anche come ex imprenditore, risulta di grande beneficio per queste aziende. Si riesce a dare ai temi tecnici anche un taglio personale, addirittura “famigliare”, che loro cercano.
Per Lex and Business io sto seguendo in particolar modo l’area del Nord Italia, quindi Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia.

 

QUAL È LO STATO GENERALE DELLE AZIENDE NELL’EPOCA POST COVID?

 

Fortunatamente, ci troviamo ampiamente in una fase di post covid per le aziende. Il rapporto col territorio, con l’economia italiana e con le banche è ritornato ragionevolmente sereno; certo “ragionevolmente” perché a prescindere ormai dal Covid che è passato, la tematica del credito, specialmente per le piccole e medie imprese, è rimasto un tema critico. 
Bisogna considerare che anche aziende sane in crescita lavorano il più delle volte con risorse sempre contenute, sempre al limite, perché ricevono dal sistema bancario il minimo indispensabile. Hanno sempre bisogno, quindi, di capire bene qual è il loro flusso di cassa.
 Aziende sane che, per fare un esempio, spesso vanno in difficoltà tipicamente a fine mese per questioni prettamente economiche, se vogliamo banali, perché essendo tenute a rispettare rigorosamente i pagamenti verso i loro fornitori, hanno invece dei ritardi nei pagamenti dei loro stessi clienti. 
Parliamo di aziende sane che a fine mese possono andare in difficoltà per pochi giorni, ed hanno difficoltà a parlare con le banche poiché non possiedono il linguaggio bancario e la consapevolezza dei loro numeri.

 

CHE RAPPORTO SI CREA TRA QUESTE AZIENDE E UNA SOCIETÀ DI CONSULENZA COSÌ SPECIFICA COME LA VOSTRA FORNITA IN OUTSOURCING?

 

La quasi totalità delle PMI che sto vedendo io sono PMI tradizionali e familiari; alcune hanno ancora al loro interno la prima generazione, se non addirittura la seconda di “anziani”. La generazione che sta subentrando fa una fatica tremenda e anche solo aver approcciato ad una società di consulenza come la nostra per chiedere aiuto, è stato un passo significativo e difficoltoso da quanto posso notare. Quindi, aziende con una gestione veramente tradizionale, nel momento in cui noi entriamo in contatto con loro, hanno come unico “consulente” (anche se non è il termine appropriato) il commercialista, che a sua volta non è un consulente di gestione aziendale. Non a caso, a sei mesi dalla fine dell’anno si incontrano, come unica volta all’anno per chiudere il bilancio e per sentirsi dire quante tasse devono pagare.

La maggior parte di queste aziende non ha nessuno strumento informatico per la gestione, se non dei fogli di carta che passa al commercialista. In alcuni casi, dove c'è una seconda generazione coinvolta, ci si ritrova “con figli e nipoti che usano Excel” con un minimo di esperienza e di studi, il quale viene utilizzato per rimaneggiare i dati ed avere un po’ di autonomia.
Del resto, le nuove generazioni, parliamo di persone di 40 anni che non sono anziane, ma nemmeno di primissima generazione non vedono l’approccio della consulenza come un tabù, anzi. Di solito hanno una cultura o degli studi che li rendono consapevoli dell’importanza di cercare questo tipo di supporto all’esterno, per le necessità più specifiche e per le competenze non presenti nel loro background.

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